La nostra scuola, lo sappiamo, è ancora basata sul modello della ormai preistorica riforma Gentile, fatta quando palazzo Venezia era ancora abitato, nel 1923, la cui logica era avere un sistema formativo che dovesse avere un ruolo di alfabetizzazione di massa, e separare a 14 anni i ragazzi che avrebbero scelto un liceo: la classe dirigente, e quelli che avrebbero scelto un tecnico o l’avviamento professionale: la forza lavoro.
Al netto di valutazioni su quanto fosse sbagliato, già nel ’23, avere un sistema scolastico in cui il posto di un individuo nella società veniva quasi irrimediabilmente determinato dalla scelta della scuola superiore, è evidente che questo impianto soprattutto oggi sia improponibile, dopo che la società italiana, il mercato del lavoro, banalmente il grado di alfabetizzazione di massa sono cambiati. Oggi abbiamo una società in cui il tasso di analfabeti, almeno quello, è molto basso, in cui il numero di iscritti all’università è cresciuto esponenzialmente, in cui il lavoro tecnico è diventato lavoro specialistico. Oggi la scuola dovrebbe ripartire dall’autonomia scolastica, valorizzare ogni percorso formativo nello stesso modo, tenendo uniti, e non separando, come nella logica di destra, Sapere e Saper-fare.
Nel terzo millennio il “Sapere”, inteso come insieme di conoscenze e competenze, necessario a svolgere un determinato lavoro, è aumentato di molto. Questo dato deve far riflettere su quanto sia fondamentale investire maggiormente sul sistema formativo, che deve preparare gli studenti per affrontare l’università, o farli entrare nel mondo del lavoro con delle competenze tecniche specialistiche.
Anche il rapporto scuola-lavoro, che doveva rappresentare un'innovazione forte nel nostro sistema formativo, è gestito molto male. Oggi gli studenti in stage in gran parte lavorano per aziende che anziché partecipare alla loro formazione li sfruttano senza ritegno per compiti che hanno molto poco di formativo. Su questo noi possiamo agire con un'azione che sia innanzitutto di denuncia, per difendere chi, ancora all'interno del sistema formativo, viene mandato a preparare i caffè – peraltro gratis- in un'azienda che invece dovrebbe contribuire alla sua formazione. Il tema di uno statuto nazionale degli studenti in stage, non è più rimandabile.
La scuola superiore non deve essere concepita come strumento di selezione, ma come uno spazio in cui i ragazzi possano formarsi su tutte le discipline, con l’aiuto di una classe docente che non li tratti come utenti di un servizio, ma che li aiuti a trovare e realizzare i propri ambiti di interesse. Per attuare questo ambizioso obiettivo, che retoricamente può essere espresso con facilità, occorre un ripensamento globale della didattica nelle scuole superiori, che parta dalla realizzazione piena dell’autonomia scolastica, cercando di farla vivere non solo con i progetti extracurriculari, di utilità relativa, ma rafforzandola con un meccanismo che sia davvero flessibile per gli studenti, che esca fuori dalla rigidità centralista per cercare di andare incontro quanto più possibile alle capacità e agli interessi di ogni studente.
C'è molto da cambiare, ma per farlo occorre chiarirci le idee, occorre riflettere su come debba essere la scuola di domani, vista da sinistra, facendo sentire gli studenti realmente parte di una comunità, realizzando una scuola che includa tutti non sul modello del 6 politico, ma con l'elasticità necessaria per andare incontro alle difficoltà, come alle qualità, di ogni singolo studente.
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